QUANDO A PALERMO C'ERA LA "VILLA DEI PARRINI"
- Giusi Lombardo

- 21 gen
- Tempo di lettura: 3 min

In dialetto siciliano la parola "parrino" significa principalmente "prete, sacerdote, frate o monaco". In via sussidiaria, l'appellativo viene conferito ai padrini di Battesimo o di Cresima.
Per la villa non più esistente che andrò a trattare, vale il primo significato relativamente al fatto per il quale, in passato, esistevano delle ville dette "dei Parrini". Le "Ville Pie" erano delle residenze di campagna, ovviamente al di fuori di quelle che al tempo erano le mura cittadine, in cui i religiosi di vari ordini trascorrevano il periodo estivo per allontanarsi dal caldo afoso della città e godere della frescura campagnola.
La villa più famosa detta "dei Parrini" e intitolata alla Sacra Famiglia, di cui ho cercato di ricostruire la storia, si trovava all'incirca nel luogo in cui attualmente sorge la chiesa della Sacra Famiglia, ossia in via Gaspare Mignosi: una piccola strada che si diparte da via Michele Cipolla per arrivare in corso dei Mille al civico 174, nel quale si apre uno scivolo che era uno degli accessi alla stessa villa.

Nel suddetto scivolo, alla fine dell'Ottocento, pare che si trovasse la sede della Fonderia Randazzo, partecipante all'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, di cui divenne titolare il figlio Pietro una volta deceduto il padre.


A Pietro Randazzo - ex gestore di una fabbrica di candele steariche e di cera con sede in corso dei Mille, 172 (poi divenuto consigliere comunale, nonché presidente dell'istituzione benefica "Ritiro Filippone") è dedicata la strada, nella quale si trova anche il cortile omonimo, che sfocia in corso dei Mille di fronte alla chiesa di S. Maria dei Naufraghi.



Nel suddetto scivolo in corso dei Mille 174, dai racconti dei residenti, esisteva un'edicola votiva mariana che venne distrutta dall'incendio di una Vespa qui parcheggiata al tempo. Parrebbe che lo scivolo non fosse l'unico accesso alla Villa dei Parrini. Nella stecca di case ottocentesca che lo accoglie, attraverso due grandi portoni d'epoca, ancora oggi lastricati in basole di Billiemi, probabilmente vi si poteva arrivare.



Ma soprattutto in via Gian Filippo Ingrassia, parallela di via Randazzo, al civico 16 esiste a tutt'oggi una bella edicola votiva dedicata alla Sacra Famiglia (foto di presentazione) che sovrasta un magazzino al piano terra - mancante di sopraelevazione - che all'epoca potrebbe essere stato un ulteriore accesso e forse l'edicola potrebbe indicare la stessa strada come uno dei confini della residenza estiva dei Parrini.
A parte qualche informazione nei ricordi dei residenti, non si ha certezza che la chiesetta della Villa dei Parrini, fondata per volere del sac. Vincenzo Cottù a favore dei Congregati di un oratorio nella chiesa di S. Antonino, sia stata distrutta dalle bombe dell'ultimo conflitto bellico. Altri riferiscono che venne demolita negli anni Settanta del secolo scorso.
Ma, grazie ai reperti fotografici del Museo regionale della Fotografia nel villino Favaloro di piazza Virgilio, si può ammirare una bella immagine aerea d'epoca in cui si nota parte dell'Orto botanico, in basso, con gli edifici universitari che prospettano su via Archirafi fronteggiando quello che fu il Consorzio agrario nella zona che veniva chiamata "Vigna del Gallo". Il giardino ritratto parzialmente, quello più in alto a sinistra, apparteneva alla villa dei Parrini.

Di questo scomparso luogo, che apparteneva alla Curia, molti residenti ricordano con affetto le corse attraverso lo scivolo per giocare nel giardino, almeno fino agli inizi degli anni Settanta. Ed io li ringrazio altrettanto affettuosamente perché spesso, anche se in mancanza di testimonianze documentarie, quelle tramandate a voce risultano altrettanto preziose.



